Il Club di Roma e Aurelio Peccei: il loro tempo e il nostro

Leggendo il Report annuale 2025 del Club di Roma, il quadro è netto: viviamo in una policrisi.
Crisi climatica, disuguaglianze crescenti, instabilità geopolitica, pressione sugli ecosistemi: non emergenze separate, ma un’unica rete di cause ed effetti che attraversa economia, filiere produttive e società.
Dentro questo scenario, le imprese che investono seriamente nella sostenibilità – ambientale, sociale e di governance – non sono più un’eccezione virtuosa: sono quelle che stanno costruendo le condizioni per esistere nel futuro.
RIO en Club van Rome in Rotterdam 3, 6 Tinbergen 4, 5 Peccei, Bestanddeelnr
Ecco perché vorrei parlare di Aurelio Peccei, industriale torinese, partigiano, fondatore del Club di Roma. Per capire cosa può insegnarci oggi la sua storia, dobbiamo considerare la sostenibilità come infrastruttura strategica. Non come un costo, ma come un’opportunità per il futuro di imprese e territori.
Un industriale inquieto: chi era Aurelio Peccei
Aurelio Peccei nasce a Torino nel 1908. Si laurea in Economia. Studia alla Sorbonne. Negli anni ’30, la FIAT lo invia in Cina con un importante incarico manageriale. È stata un’esperienza di leadership globale decisamente rara per l’epoca.
Tornato in Italia, aderisce al Partito d’Azione e, dopo l’8 settembre, entra nella Resistenza con “Giustizia e Libertà”. Arrestato nel 1944, subisce torture ma non collabora; dopo la Liberazione il CLN lo nomina commissario straordinario della FIAT.
Nel dopoguerra la sua carriera è quella di un grande manager internazionale:
- contribuisce alla fondazione di Alitalia;
- guida la FIAT in America Latina e fonda FIAT Concord in Argentina;
- nel 1957 crea Italconsult, per supportare lo sviluppo nei Paesi in via di sviluppo;
- nel 1964 diventa amministratore delegato dell’Olivetti, poi vicepresidente.
È, a tutti gli effetti, un uomo d’impresa. Ma è anche un uomo inquieto, vede da vicino i benefici del boom industriale, allo stesso tempo, osserva attentamente le sue crepe.
Nei suoi libri (Quale futuro?, La qualità umana) non attacca il progresso in sé. Critica piuttosto:
- l’uso miope di scienza e tecnologia “a fini distruttivi”;
- la crisi di qualità delle classi dirigenti;
- la mancanza di un “nuovo umanesimo” in cui competenze scientifiche ed etica guidino le scelte.
Per Peccei non serve fermare il progresso. È importante orientarlo. In questo modo, rende possibile lo sviluppo di lungo periodo delle società e dei mercati.
Il mondo di Peccei: anni ’60–’70 tra boom e primi allarmi
Nel periodo in cui Peccei elabora le sue idee, il mondo occidentale è nel pieno del boom economico:
- crescita industriale e dei consumi rapidissima;
- fiducia quasi cieca nella tecnologia;
- modello di business fondato su “più produzione, più consumo, più energia”.
Sul fondo, però:
- la Guerra Fredda alimenta una costosa corsa agli armamenti;
- la popolazione mondiale esplode;
- emergono i primi grandi allarmi ambientali: smog nelle città, fiumi inquinati, deforestazione, timori sulla capacità del pianeta di reggere questo modello.
È in questo contesto che Peccei inizia a parlare di limiti e di responsabilità globale.
Il Club di Roma e la “problematique” globale
Nel 1965 un suo discorso colpisce Alexander King, allora alla guida della scienza all’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). I due condividono una stessa preoccupazione per “la condizione moderna dell’umanità”.
Nel 1968, all’Accademia dei Lincei, riuniscono scienziati, imprenditori, economisti e decisori pubblici: nasce il Club di Roma.
Il concetto chiave è quello di world problematique: crescita demografica, uso di risorse finite, inquinamento, povertà, disuguaglianze, conflitti, fragilità istituzionali non sono problemi separati, ma nodi di un unico sistema.
Per affrontarlo, Peccei chiede un approccio scientifico e analitico:
- servono modelli, dati, scenari;
- la scienza deve diventare linguaggio comune tra impresa, politica e società civile;
- le scelte devono essere misurabili e correggibili.
Da qui l’idea di coinvolgere un gruppo di ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) per costruire un modello dinamico del sistema-mondo, World3. Nel 1972 nasce così The Limits to Growth, primo rapporto del Club di Roma: non inventa il problema, ma lo rende visibile tramite curve e simulazioni.
Il messaggio al mondo produttivo è scomodo ma chiaro:
se la crescita materiale resta l’unica bussola, il sistema si porta da sé verso instabilità e collasso.
Negli stessi anni, Peccei porta queste intuizioni nei luoghi dove si discute il futuro del pianeta:
- Conferenza ONU di Stoccolma (1972) sull’ambiente umano, dove ambiente e sviluppo entrano per la prima volta nella stessa agenda;
- Conferenza di Bucarest (1974) sulla popolazione, dove insiste sul legame tra demografia, povertà e disequilibri economici;
- Convegni del Club di Roma (Salisburgo 1974, Berlino, Tokyo 1982) che riuniscono leader politici, economisti, ecologi e manager per parlare insieme di risorse, energia, educazione, pace.
L’intuizione è ormai chiara: i problemi del pianeta sono interconnessi e richiedono una risposta integrata.

Bundesarchiv B 145 Bild-F041173-0007, Frankfurt, Friedenspreis des Deutschen Buchhandels
Dal 1972 al 2025: la policrisi come scenario per le imprese
Oggi, a più di cinquant’anni da The Limits to Growth, i principali rapporti globali confermano molti elementi di quella diagnosi, anche se il contesto è cambiato.
Il Rapporto 2024 sugli SDGs (Sustainable Development Goals / Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) mostra che solo una parte dei target è in linea con gli obiettivi; molti sono in ritardo o in regressione, con povertà e insicurezza alimentare in risalita.
Il rapporto Poverty, Prosperity and Planet 2024 della Banca Mondiale segnala una riduzione della povertà estrema quasi ferma e una forte concentrazione dei poveri globali nelle aree più esposte agli shock climatici.
L’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) descrive un’Europa che si riscalda più della media globale, mentre il rapporto ISPRA 2025 – Stato dell’ambiente in Italia evidenzia criticità su consumo di suolo, rischio idrogeologico e ondate di calore.
Secondo analisi ONU e UN Women (United Nations Entity for Gender Equality and the Empowerment of Women), circa un Paese su quattro ha fatto passi indietro su alcuni diritti delle donne, ricordandoci che la crisi è anche sociale e di equità.
In parallelo, i dati SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) indicano una spesa militare globale ai massimi storici.
Ci sono forti similitudini con il mondo di Peccei – tensioni geopolitiche, crisi energetiche, conflitto tra crescita e limiti del pianeta, disuguaglianze – ma oggi abbiamo anche:
- l’Agenda 2030 e i 17 SDGs come cornice condivisa tra governi, imprese e finanza;
- una base scientifica enorme (IPCC, UNEP, GEO);
- strumenti concreti a disposizione delle imprese: metriche ESG (Environmental, Social and Governance), LCA (Life Cycle Assessment), bilanci di sostenibilità, tassonomie europee.
Per chi sceglie di essere protagonista della transizione, questo contesto è impegnativo ma ricco di opportunità: innovazione di prodotto, ridisegno delle filiere, accesso a capitali orientati alla sostenibilità, attrazione di talenti.
Scienza, etica e responsabilità condivisa
Uno degli aspetti più attuali del pensiero di Peccei è la centralità della scienza come infrastruttura del cambiamento:
- è strumento di diagnosi (dati, limiti fisici, tendenze);
- è linguaggio comune tra impresa, istituzioni, scuola, finanza;
- è bussola per distinguere soluzioni strutturali da semplice “greenwashing”.
Ma per lui la scienza va sempre guidata dall’etica: a beneficio di chi? con quali conseguenze nel lungo periodo?
Tradotto nel 2025, le imprese più solide sono quelle che:
- usano strumenti come l’LCA per misurare l’impatto lungo il ciclo di vita dei prodotti;
- integrano davvero gli SDGs nella strategia;
- sperimentano modelli di business circolari e rigenerativi, lavorando in filiera con fornitori e clienti.
Dall’altra parte, la domanda – consumatori, scuole, comunità locali – ha un ruolo altrettanto strategico: leggere dati ed etichette, chiedere trasparenza, scegliere prodotti e partnership in base a criteri ambientali e sociali misurabili.
Lo sviluppo sostenibile diventa così un patto di corresponsabilità tra chi produce e chi consuma, tra chi investe e chi forma, tra chi decide oggi e chi erediterà domani i risultati di queste scelte. Le imprese virtuose non sono bersagli: sono alleate necessarie e, sempre più spesso, protagoniste.
CambiaMenti: un ponte tra scuola e impresa
Alla fine degli anni ’70, in una conferenza a Torino, Peccei disse che il Duemila sarebbe stato dei giovani e definì la sua generazione un insieme di “fossili culturali”. Non era autoironia: era la consapevolezza che il futuro va co-progettato con chi lo abiterà.
CambiaMenti nasce proprio con questa idea: costruire un ponte strutturato tra scuole superiori e imprese.
E adesso?
La storia di Aurelio Peccei dimostra che un industriale può essere molte cose contemporaneamente. Può essere rigoroso nella gestione. Può essere lucido nel leggere i vincoli del proprio tempo. Inoltre, può essere esigente nel chiedere alla scienza e alla tecnologia non solo efficienza, ma senso.
Oggi sappiamo che molte delle sue intuizioni erano analisi anticipate, non allarmismo. Abbiamo più dati, più modelli, più strumenti. La questione, ora, è come usarli.
Nel prossimo articolo entreremo nel merito dei numeri:
- cosa mostrava The Limits to Growth,
- cosa aggiunge il 30-Year Update,
- come questi scenari dialogano con i dati più recenti (ISPRA, SDGs, World Bank, ONU)
per capire meglio il contesto in cui imprese, scuole e comunità sono chiamate a scegliere la direzione del proprio sviluppo.
Fonti
- Club of Rome, Annual Report 2025. ClubofRome_Annual_Report_2025
- Biografia di Aurelio Peccei e materiali d’archivio (Istoreto; schede su Last Call).
- Rapporti e articoli d’epoca su Peccei e sul Club di Roma da La Stampa e Stampa Sera (conferenze di Torino, Salisburgo, Tokyo, Berlino; dibattito su I limiti dello sviluppo).
- The Limits to Growth (1972), rapporto al Club di Roma; The Limits to Growth: The 30-Year Update.
- Nazioni Unite, The Sustainable Development Goals Report 2024.
- World Bank, Poverty, Prosperity and Planet 2024.
- Agenzia Europea dell’Ambiente, Europe’s Environment and Climate.
- ISPRA, Stato dell’ambiente in Italia 2025.
- UN Women e sintesi giornalistiche su regressi nei diritti delle donne.

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