Dai “Limiti dello sviluppo” all’Agenda 2030

Perché leggere i dati è il primo passo verso una produzione sostenibile
Nel precedente articolo abbiamo raccontato Aurelio Peccei e la nascita del Club di Roma, mettendo in dialogo il suo tempo e il nostro.
Ora facciamo un passo in più: entriamo nei numeri che oggi guidano il dibattito su sostenibilità ambientale e sociale, produzione sostenibile, ESG e CSR.
Se hai perso questo articolo lo trovi qui: Il Club di Roma e Aurelio Peccei: il loro tempo e il nostro
Nel 1972 un gruppo di ricercatori del MIT prova a “mettere il mondo in un computer” con il rapporto The Limits to Growth.
Nel 2025, aziende, scuole e istituzioni hanno a disposizione una quantità enorme di dati reali: Agenda 2030, SDG Report 2024, rapporti su povertà, clima, stato dell’ambiente europeo e italiano.
Domanda chiave:
come si confrontano oggi i dati reali con gli scenari ipotizzati allora?
Questa analisi è il punto di partenza di CambiaMenti – Il Domani dipende dalle scelte di oggi: una presa di consapevolezza necessaria per agire con lucidità come consumatori, imprenditori, docenti e studenti.
1. The Limits to Growth (1972) in due righe
Nel 1972 il Club di Roma commissiona al MIT un modello del sistema-mondo, World3, per capire cosa accade se si proiettano nel futuro le tendenze del tempo.
Cinque le variabili principali:
- popolazione
- produzione industriale
- produzione agricola
- uso di risorse non rinnovabili
- inquinamento
L’idea, rivoluzionaria per l’epoca, è semplice:
su un pianeta con limiti fisici, una crescita esponenziale porta prima all’overshoot (superiamo la capacità di carico), poi a un riequilibrio traumatico tramite crisi e collassi.
Gli scenari mostrano che:
- nello scenario “standard run” (business as usual) crescita e benessere aumentano per alcune decadi, poi incontrano limiti di risorse e inquinamento e declinano nel corso del XXI secolo;
- più tecnologia o solo controllo delle nascite non bastano;
- solo una combinazione di misure (stabilizzazione della popolazione, uso efficiente delle risorse, riduzione dell’inquinamento, investimento in capitale umano e sociale) permette un equilibrio duraturo.
Messaggio centrale, attualissimo per chi si occupa di ambiente e produzione sostenibile:
non possiamo avere crescita materiale illimitata su un pianeta limitato.
Possiamo però scegliere come stare entro questi limiti, preservando benessere e qualità della vita.
Peccei e il Club di Roma chiariscono più volte che l’obiettivo non è “sviluppo zero”, ma una forma di sviluppo sostenibile, cioè qualitativo, di lungo periodo, che tenga insieme sostenibilità ambientale e sociale.
2. Il 30-Year Update: quando i dati incontrano il modello
A trent’anni di distanza, con Limits to Growth – The 30-Year Update, gli autori tornano sul modello World3, aggiornato con nuovi dati e ipotesi. L’obiettivo è doppio:
- confrontare dati reali (popolazione, output industriale, uso di risorse, inquinamento) con le curve simulate nel 1972;
- aggiornare scenari e analisi alla luce delle conoscenze maturate.
Risultato poco rassicurante:
- le traiettorie osservate fino ai primi anni 2000 seguono da vicino lo scenario “business as usual”;
- il pianeta è già in fase di overshoot ecologico;
- la finestra per una transizione ordinata si sta restringendo.
Le tecnologie ci sono. La vera domanda, oggi, è quanto siamo disposti a cambiare modelli di produzione e consumo, come imprese e come società.

3. Agenda 2030 e rapporti recenti: dove siamo davvero
3.1 SDG Report 2024
Il Rapporto 2024 sugli SDGs (Sustainable Development Goals / Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) mostra che:
- solo una minoranza dei target è in linea;
- quasi la metà è in ritardo;
- povertà, fame, clima e biodiversità peggiorano rispetto al 2015.
La “policrisi” (guerre, crisi climatica, shock energetici, inflazione, post-pandemia) ha frenato molti progressi.
Per chi lavora su ESG (Environmental, Social and Governance), CSR (Corporate Social Responsibility) e strategie di sostenibilità aziendale, questi dati sono il contesto reale, non uno sfondo teorico.
3.2 Povertà, prosperità e pianeta
Il rapporto Poverty, Prosperity and Planet 2024 ci dice che:
- circa 692 milioni di persone vivono ancora in povertà estrema;
- due terzi sono in Africa Sub-sahariana;
- i Paesi più poveri sono i più esposti agli eventi climatici estremi.
Dato chiave: eliminare la povertà estrema aumenterebbe le emissioni globali di meno del 5%.
Il problema non sono i poveri che “consumano troppo”, ma la crescita insostenibile dei consumi nelle fasce più ricche.
3.3 La tripla crisi ambientale
Le sintesi scientifiche (IPCC, UNEP, GEO) parlano di una tripla crisi:
- crisi climatica (2023 anno più caldo mai registrato, rischio di superare stabilmente +1,5 °C);
- crisi di biodiversità;
- crisi da inquinamento (aria, acqua, suolo, chimica).
Le variabili che World3 semplificava sono oggi misurabili e incidono direttamente su salute, lavoro, filiere produttive.
4. Europa e Italia: il nostro “giardino di casa”
I rapporti dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) mostrano che:
- l’Europa si scalda circa il doppio della media globale;
- oltre l’80% degli habitat protetti è in stato “cattivo” o “scarso”;
- aumentano i costi economici di eventi estremi, ondate di calore e inquinamento.
Il rapporto ISPRA – Stato dell’ambiente in Italia 2025 evidenzia:
- aumento di temperature e notti tropicali, soprattutto nelle città;
- consumo di suolo elevato e urbanizzazione in aree vulnerabili;
- rischio idrogeologico significativo;
- progressi sulle emissioni, ma ancora insufficienti rispetto agli obiettivi UE.
Per aziende, scuole e amministrazioni locali, significa una cosa semplice:
sostenibilità, ambiente, adattamento climatico e produzione sostenibile riguardano direttamente il modo in cui viviamo e lavoriamo in Italia.
5. Dai “Limiti dello sviluppo” a CambiaMenti: dati, competenze, scelte
C’è una continuità forte tra Limits to Growth e Agenda 2030:
- risorse, inquinamento, produzione, popolazione → oggi sono SDG 2, 6, 7, 11, 12, 13, 14, 15;
- giustizia globale, pace, qualità umana → SDG 1, 5, 10, 16, 17.
Quello che manca, lo mostrano i dati, è la traduzione operativa di questi obiettivi in cambiamenti profondi dei modelli di produzione e consumo.
Oggi le imprese hanno strumenti che Peccei poteva solo intuire:
norme europee, tassonomie e standard che legano finanza, investimenti e impatti.
LCA (Life Cycle Assessment) per misurare l’impatto ambientale lungo il ciclo di vita;
bilanci di sostenibilità e indicatori ESG per rendere trasparente la performance ambientale e sociale;


Con CambiaMenti – Il Domani dipende dalle scelte di oggi vogliamo:
- portare questi dati dentro le scuole superiori;
- usarli nel dialogo con imprese e territori;
- allenare studenti a leggere etichette, certificazioni, bilanci di sostenibilità e grafici LCA, distinguendo tra vera sostenibilità e greenwashing.
Se negli anni ’70 la domanda era “ci sono limiti allo sviluppo?”, oggi la risposta è nei numeri.
La domanda vera, per chi lavora in azienda e a scuola, è un’altra:
come vogliamo vivere e produrre dentro questi limiti?
Nei prossimi articoli entreremo nel dettaglio degli strumenti: certificazioni, LCA, bilanci di sostenibilità, etichette di prodotto e gestione dei rifiuti.
Perché ogni scelta – di progetto, investimento o acquisto – è un pezzo della curva che stiamo disegnando insieme.
Fonti
Rapporti del Club di Roma e “Limits to Growth”
- Meadows, D. H., Meadows, D. L., Randers, J., Behrens, W. W. (1972), The Limits to Growth, Report to the Club of Rome, Universe Books.
- Meadows, D., Randers, J., Meadows, D. (2004), Limits to Growth – The 30-Year Update, Chelsea Green Publishing.
- The Club of Rome (2025), Annual Report 2025.
Agenda 2030, SDGs e quadro ONU
- United Nations (2015), Transforming our world: the 2030 Agenda for Sustainable Development.
- United Nations (2024), The Sustainable Development Goals Report 2024.
Povertà, disuguaglianze e sviluppo
- World Bank (2024), Poverty, Prosperity, and Planet – 2024 Report.
Clima, ambiente globale e tripla crisi
- IPCC (2021–2023), Sixth Assessment Report (AR6).
- UNEP (ultimo ciclo), Global Environment Outlook (GEO).
Europa e Italia
- European Environment Agency – EEA (2025), Europe’s Environment and Climate 2025 (e rapporti correlati su clima, ecosistemi e impatti economici).
- ISPRA (2025), Stato dell’ambiente in Italia 2025. Indicatori e analisi.
Equità di genere e diritti
- UN Women, analisi su regressi nei diritti delle donne (riprese in Italia, tra gli altri, da Il Sole 24 Ore: “UN Women: un Paese su 4 ha fatto passi indietro sui diritti delle donne”).

Lascia un commento